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  16/09/2010 -
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ARTICOLO

INTESA SANPAOLO:ACCORDO OCCUPAZIONE NON PUO' ESSERE ESEMPIO CONTRATTUALISTICO DI PROSPETTIVA

Quando si raggiunge una intesa che, visto il contesto socio-economico in cui avviene, è considerata dalle organizzazioni sindacali e dall’azienda socialmente responsabile, si rischia di enfatizzarla come modello condivisibile ed esportabile in vari ambiti e, cosa più preoccupante, per sempre.

E’ vero che l’accordo sul contratto di sostegno occupazionale siglato in Intesa SanPaolo il 2 febbraio scorso, di fatto, crea occupazione stabile in aree svantaggiate del nostro Paese; recepisce, praticamente, l’art. 3 del vigente C.C.N.L. dei bancari e, soprattutto, le previsioni dell’accordo quadro sulla riforma della contrattazione firmato anche dalla nostra Confederazione insieme a quasi tutte le parti sociali, esclusa la CGIL; costruisce un solido muro dinanzi le esternalizzazioni incontrollabili fuori dai confini nazionali, di moltissime ed importanti lavorazioni.

Ma è altrettanto vero che diminuisce ai nuovi assunti gli stipendi ed aumenta il loro orario di lavoro che, in un momento di grave congiuntura economica negativa, come l’attuale, può essere anche praticabile se si considera, di contro, la previsione ad applicare dopo quattro anni il contratto nazionale del credito ma, altresì, dobbiamo riconoscere che assolutamente non può rappresentare una prassi accettabile “sine die”.

E non può nemmeno rappresentare il pretesto dei banchieri per modificare, anzi devastare, le condizioni economiche e normative del rapporto di lavoro negli istituti di credito, ottenendo “mano d’opera” a costi oramai vicini a quelli dell’est europeo.

Questo accordo può essere solo una base momentanea di ripartenza per uno sviluppo economico e reputazionale al tempo stesso, dell’intero sistema finanziario nazionale.

Dopodichè, quando la crisi sarà passata, si dovrà garantire il CCNL – ABI a tutti i nuovi assunti, favorendo una equilibrata politica occupazionale e scongiurando sia le esternalizzazioni che nuove forme contrattuali penalizzanti.

Questo è l’impegno che il sindacato deve prendere, questo è l’unico gesto di autentica responsabilità sociale che i banchieri debbono ottemperare nell’immediato futuro.



Fabio Verelli


   
   

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